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Sostegno ai licenziati

Cassa di resistenza

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I padroni, per contrastare le lotte dei lavoratori utilizzano anche i licenziamenti politici degli elementi più attivi. Questi licenziamenti non si fondano necessariamente su dati certi, legalmente perseguibili, anzi, generalmente sono del tutto strumentali e basati su fatti fasulli o sicuramente rigettabili ...

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Politica-sindacati
Cassa di resistenza PDF Stampa E-mail
Scritto da ammre   
Sabato 02 Aprile 2011 15:58

I padroni, per contrastare le lotte dei lavoratori utilizzano anche i licenziamenti politici degli elementi più attivi. Questi licenziamenti non si fondano necessariamente su dati certi, legalmente perseguibili, anzi, generalmente sono del tutto strumentali e basati su fatti fasulli o sicuramente rigettabili da qualsiasi tribunale.

I padroni e i loro uffici legali sanno bene, però, che i tempi di pronunciamento dei tribunali sono lunghi e anche ricorrendo all’urgenza (che non è detto sia accolta dalla magistratura) parliamo come minimo di qualche mese. Non solo, i padroni anche se perdono la causa e vedono annullato il licenziamento, ricorrono in appello (altri 2-3 anni). Intanto, non fanno rientrare i lavoratori e non pagano loro il salario, almeno finché non vi sono costretti da un’altra causa specifica (qualche altro mese).

Se essere messi sulla strada è un dramma per chiunque, la cosa è ancora peggiore per tutti quei lavoratori che non siano coperti dallo Statuto dei Lavoratori (aziende al di sotto dei 15 dipendenti, cooperative), per i precari (ricattati dall’essere accompagnati dalla “fama” di fare cause), per i lavoratori immigrati (perdendo il lavoro non possono rinnovare il permesso di soggiorno) e per tutti quei lavoratori che non hanno diritto all’indennità di disoccupazione (buona parte delle cooperative).

Il ricatto economico della privazione del salario insito nel licenziamento è uno strumento di lotta di classe padronale, che costringe il lavoratore licenziato ad abbandonare la lotta e cercarsi un altro lavoro (cosa non semplice in una fase di crisi come l’attuale) e, contemporaneamente, terrorizza i lavoratori rimasti, che temono di subire la medesima sorte. Il licenziamento politico è un vero e proprio atto di terrorismo, finalizzato a reprimere e dividere i lavoratori.

Se è ovvio che, contro i licenziamenti politici, si avviano la mobilitazione e le cause, bisogna però contrastare il terrorismo padronale e la sua tattica dei tempi lunghi. Il nostro obiettivo è quello di far continuare la lotta e questo richiede che il lavoratore colpito dal licenziamento rimanga assieme ai lavoratori con cui stava lottando. Occorre quindi anche una solidarietà concreta, economica; è necessario garantirgli il salario fino a che non possa rientrare al posto di lavoro, occorre costituire una cassa di resistenza.

Aumentando, con la crisi e con lo sviluppo delle lotte, i licenziamenti politici la cassa di resistenza non può essere un’iniziativa episodica legata al caso specifico, ma deve divenire un fondo permanente, alimentato dalle sottoscrizioni, dalle iniziative di solidarietà e dai soldi restituiti dai lavoratori licenziati, quando riescano ad ottenere il salario non ricevuto nel periodo del licenziamento.

Una cassa di resistenza “ottimale” dovrebbe essere gestita territorialmente dagli stessi lavoratori, ma siamo ancora distanti da una situazione del genere. Per questo noi costituiamo una cassa di resistenza finalizzata a sostenere i licenziati politici delle realtà lavorative in lotta, in cui siamo interni o abbiamo rapporti, separata dai fondi del nostro sindacato.

Non stiamo facendo un appello “teorico”, da tempo stiamo cercando garantire la presenza nella lotta di questi lavoratori licenziati, tutti “colpevoli” di avere lottato: 12 della Coop Papavero (sito della GLS di Cerro al Lambro, MI), 4 della Coop. Lavoratori Ortomercato (sito della Billa di Lacchiarella, MI), 1 della COIM (fabbrica di Offanengo, CR), 2 della Coop. CFT (sito della Ce/Di Conad di San Salvo,CH) , 1 della Fiat Powertrain (fabbrica di Termoli, CB). E non pensiamo che la costituzione di una cassa di resistenza si debba limitare ai lavoratori che fanno riferimento al nostro sindacato.

Invitiamo tutti, singoli e organizzazioni, a contribuire a questa cassa, a organizzare iniziative, concerti, cene ... di solidarietà, a coordinarsi con noi nella campagna per le casse di resistenza.

Chiediamo ai nostri iscritti di versare un contributo mensile di 5€, oltre al pagamento della tessera associativa.

A tutti coloro che sottoscriveranno e ci forniranno un indirizzo faremo avere il rendiconto della cassa. (Quello del 2010 è pronto a breve).

I versamenti possono essere effettuati, indicando la causale: "cassa di resistenza”:

  • con bollettini postali sul ccp nr. 3046206

  • con bonifici sul c/c IBAN IT13N0760101600000003046206

  • con vaglia postale     

Ultimo aggiornamento Sabato 02 Aprile 2011 16:07
 
VINTO IL RICORSO D'URGENZA DAI LICENZIATI DELLA COOP PAPAVERO (sito di Cerro al Lambro della GLS Italy) PDF Stampa E-mail
Scritto da ammre   
Sabato 04 Dicembre 2010 18:32
Il tribunale di Firenze, sezione lavoro, con l'ordinanza depositata il 25/11/2010, ha accolto il ricorso d'urgenza contro i licenziamenti, e ordinato alla coop Papavero di riammettere al posto di lavoro i licenziati (dall'8 agosto 2010!).

L'ordinanza si incentra su un punto fondamentale:

il rapporto di lavoro dei licenziati con la coop Papavero, nominalmente "soci-lavoratori", è in realtà un rapporto di lavoro subordinato. Ne conseguono sia la legittimità del ricorso alla magistratura del lavoro, sia l'applicabilità dell'art.18 della legge 300 (Statuto dei lavoratori) e il reintegro al posto di lavoro.

L'ordinanza del tribunale ribadisce che i licenziati dalla Coop Papavero hanno un rapporto di lavoro subordinato, perché:

- la cooperativa è stata costituita alla presenza di 4 soci che costituivano anche il totale dei soci (e nessuno dei lavoratori licenziati)

-l'approvazione dello statuto della cooperativa è successivo alla data di assunzione dei lavoratori licenziati (che non lo hanno mai votato in alcuna assemblea)

- i lavoratori licenziati non sono mai stati fatti partecipare alle assemblee della cooperativa, all'approvazione dei bilanci, al rendiconto degli utili, ecc.

L'ordinanza del tribunale illustrando il caso specifico dei licenziati della coop Papavero, descrive quello che avviene normalmente nelle cooperative, dove i padroni delle cooperative, con l'avallo dei padroni degli appalti (i committenti come la GLS Italy, la Billa, la Dhl, la Sogemi, l'Esselunga ecc.) utilizzano il trucco del "socio lavoratore", per avere a disposizione manodopera a basso costo che è "socia" senza avere i diritti dei soci e lavoratrice senza avere i diritti dei lavoratori.

L'ordinanza del tribunale di Firenze è una prima vittoria, che si deve anche alle mobilitazioni e alle iniziative contro lo sfruttamento nelle cooperative che sono state condotte in questi mesi dai lavoratori, con l'appoggio del Coordinamento di sostegno alle lotte dei lavoratori delle Cooperative.

Se i lavoratori licenziati dalla coop Papavero hanno potuto resistere in attesa della sentenza (il tribunale di Milano, nonostante l'urgenza, deve ancora pronunciarsi su un altro ricorso per discriminazione!) è stato possibile grazie alla solidarietà concreta ed economica di numerosissimi lavoratori, precari, studenti, che hanno partecipato alle iniziative di sostegno.

L'appuntamento con la causa di merito sui licenziamenti alla coop Papavero, sempre al tribunale di Firenze, sarà preparato al meglio, con una situazione più favorevole ai lavoratori licenziati, se le mobilitazioni continueranno e le agitazioni nelle coop andranno avanti.

I lavoratori licenziati devono rientrare al lavoro e non si deve permettere alla Coop Papavero e alla GLS Italy di ignorare l'ordinanza del tribunale. Se occorre andremo a Cerro al Lambro per ottenere con la mobilitazione il loro reintegro.

LA MIGLIOR SOLIDARIETA' E' LA LOTTA - CONTINUANO LE MOBILITAZIONI NELLE COOP - I DUE LICENZIAMENTI POLITICI ALLA

COOP CLO DEVONO ESSERE RITIRATI

 
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Mercoledì 18 Agosto 2010 16:17

VERSAMENTI CON CAUSALE "per i lavoratori licenziati":

+ con bollettini di conto correte postale sul ccp nr. 3046206,

+ con bonifici bancari sul c/c IBAN IT13N0760101600000003046206,

+ con vaglia postale,

tutti intestati a: Sindacato Intercategoriale Cobas, Via Marco Aurelio 31, 20127 Milano.

I lavoratori licenziati per rappresaglia politica, per poter continuare la loro lotta e non piegarsi al ricatto padronale, hanno bisogno di un sostegno economico. Oggi è il caso dei lavoratori della cooperativa Papavero, tutti proletari immigrati. Loro e loro famiglie devono mangiare, pagare l'affitto, ecc. La solidarietà politica si manifesta anche con l'appoggio economico alla loro causa. Se questo non c'è devono accettare il licenziamento e cercarsi un altro lavoro. Facciamo appello a tutti i lavoratori, ai compagni, ai collettivi organizzati, ai Centri Sociali perchè si rendano attivi nel raccogliere fondi a sostegno dei lavoratori licenziati. Dell'utilizzo dei fondi ricevuti daremo conto a tutti i sottoscrittori.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 18 Agosto 2010 16:25
 
... PDF Stampa E-mail
Lunedì 05 Aprile 2010 15:00

Abbiamo lasciato definitivamente lo SLAI cobas per dar vita con altri cobas al Sindacato Intercategoriale COBAS - Lavoratori Autorganizzati. Le ragioni sono espresse nei documenti pubblicati in questi mesi ed ora presenti sul sito nazionale del nuovo sindacato.  Link al sito nazionale del Sindacato Intercategoriale COBAS

Ultimo aggiornamento Mercoledì 28 Aprile 2010 19:17
 
Indicazioni politiche del Congresso Nazionale dello Slai Cobas PDF Stampa E-mail
Martedì 05 Maggio 2009 18:15
Il congresso Nazionale dello Slai Cobas, riunito a Milano il 17-18-19 Aprile 2009, approvando il documento preparatorio per i lavori congressuali e la relazione politica del coordinatore nazionale Corrado Delledonne, ha scelto con chiarezza di collocare l'organizzazione su di una linea d'azione e di intervento finalizzata ad ottenere più forza e più potere per i lavoratori nelle fabbriche, nei posti di lavoro, nella società.
Più forza per ridare un'identità alla classe operaia, ai lavoratori salariati privati e pubblici, rompendone la subordinazione alla politica e all'ideologia dominanti della borghesia, ma anche alla politica e all'ideologia della componente di "sinistra" della borghesia che, attraverso i partiti del centro sinistra e i sindacati confederali, sottomette i proletari alle logiche della concertazione, delle compatibilità capitalistiche, del primato dei profitti sull'esistenza e la vita di milioni e milioni di lavoratori salariati.
Unendosi dal "basso", a partire dai rispettivi posti di lavoro e dal territorio, i lavoratori ("garantiti" e precari, attivi e pensionati, italiani e immigrati) possono contrastare il capitalismo, un sistema di sfruttamento che produce un'esistenza sempre più precaria per la maggior parte della popolazione mondiale e sofferenze sempre più acute con la fame, l'impoverimento e le guerre.
L'attuale crisi, internazionale e generalizzata, è destinata ad acutizzarsi e le condizioni di vita dei proletari a peggiorare, prima per gli effetti della crisi (licenziamenti, precarizzazioni, ecc.), poi per le politiche di rilancio dell'economia che si baseranno su un nuovo e ancor più violento attacco al "costo del lavoro", ossia alle nostre condizioni complessive di vita e di lavoro.
Lo scenario dei prossimi tempi sarà quello di licenziamenti, di salari e pensioni da fame, di morti sul lavoro e da lavoro, di aumento della precarietà, di impoverimento. Ad essi si aggiungerà l'escalation delle guerre e dei conflitti .
Per impedire un'opposizione radicale e indipendente a questo scenario da incubo le varie borghesie, i padroni, utilizzano il nazionalismo, il razzismo, le guerre. Si adoperano con pervicacia ad aumentare la concorrenza tra i proletari, per impedire che si rinsaldi tra di essi un'identità di classe, la coscienza di essere tutti ugualmente sfruttati, a prescindere dal colore della pelle, della nazionalità, della lingua, della contingente collocazione in questo o quel posto di lavoro.
Di fronte a questo scenario i lavoratori devono organizzarsi, perché la loro unica forza e la loro unica possibilità sta solo nell'unità e nella loro organizzazione politica e sindacale a livello internazionale.
Lo Slai Cobas è un'organizzazione dei lavoratori che tende ad unificare i fronti di lotta per contrastare i padroni e i loro governi (di centro destra e centro sinistra), per dare a questa lotta una chiara prospettiva anticapitalista.
Una sfida, questa, che siamo ben consci di non poter affrontare da soli, e rispetto a cui siamo altrettanto convinti di non avere la soluzione in tasca per affrontarla nel modo migliore. Sul modo di affrontare questa situazione non solo abbiamo discusso tra di noi, ma abbiamo invitato a confrontarsi con noi, al nostro Congresso, moltissime realtà di lotta e tutte le forze sindacali e politiche che dicono di volersi muovere in questa direzione.
In molti hanno risposto al nostro invito. Nell'immediato futuro, nella lotta e nelle iniziative, nella definizione degli obiettivi e nelle rivendicazioni, verificheremo e sperimenteremo con loro, con le forze disponibili, ma soprattutto con i lavoratori, la possibilità di convergenze e di unità d'azione, che per noi dovranno partire dal basso, dai lavoratori stessi, in una prospettiva apertamente anticapitalista.
In ogni caso, lo Slai Cobas, anche grazie agli importanti risultati di questo Congresso Nazionale, porterà avanti con decisione la lotta per la difesa delle condizioni di vita e di lavoro di tutti i proletari, lotta che non potrà essere ridotta unicamente al "piano sindacale", ma dovrà vedere i proletari "riappropriarsi" della politica, senza delegare agli opportunisti della "concertazione" e della "collaborazione interclassista" il proprio destino, la propria esistenza, la propria vita.
Milano 19 Aprile 2009
Ultimo aggiornamento Martedì 05 Maggio 2009 18:24
 
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